Sine die: direttamente dalle pagine di Le Monde, una cronaca di Éric Chevillard, un memoir su come siamo diventati minimi & immorali.

C’era una volta un lockdown. E uno scrittore a cui un noto quotidiano chiese una delle tante cronache.

Così è nato Sine die. Perché Chevillard non è proprio uno da ombelico. Tradotto in 21 lingue, dalla Francia al Messico passando per la famigerata Cina, riesce a fare di un virus un personaggio. Quello spregevole, microscopico, che abilmente si prende tutto.

Il coronavirus ha piantato le tende come uno di quei personaggi secondari di cui non sa più cosa fare il romanziere che comunque gli aveva affidato solo una bassa e insignificante mansione. Come sbarazzarsi di lui? Questo miserabile si è sistemato nel cuore dell’azione. Tiene adesso le fila, domina il destino di tutti i protagonisti, occorrerà non solo scendere a patti con lui ma trattarlo come il personaggio principale, l’eroe! Non ce n’è più per nessuno ormai. Il racconto alla fine porterà il suo nome per titolo.

E poi, dalla cronaca del primo giorno, si passa allo smarrimento del secondo, e le cronache diventano una scena in cui personaggi sparuti prendono voce: dal prof che dà compiti surreali in collegamenti più o meno improvvisati fino ai ragni di casa che conquistano finalmente l’agognato ruolo di amici intimi.

Sine die non è una cronaca, è una delle narrazioni uniche e vive di Chevillard. Che come tutti i grandi scrittori sa guardare e racconta ciò che vede facendone un patrimonio comune che si chiama Letteratura.

Potremo presto esibire pubblicamente i nostri corpi trasformati dall’inazione, il sollevamento pesi compulsivo, l’abuso di alcol e di schermi, la carenza di vitamina D, l’igiene approssimativa, lo squilibrio alimentare e le violenze domestiche. Sarà una nuova specie umana a diffondersi nelle strade, un popolo di creature gobbe dalle gambe storte, le braccia ipertrofiche, l’addome gonfio, il sedere piatto, il colorito bistro, le zazzere annodate, gli occhi rossi, il naso incurvato, vestite di stracci di un altro secolo, che recitano stentatamente una lingua sconosciuta. Rallegriamoci però, i baci restano controindicati.

Doveva uscire domani, 28 maggio, ma i tempi sono quel che sono e l’uscita è spostata, al 4 giugno: in tutte le librerie, online e sul sito http://www.prehistoricaeditore.it. Da un’idea di Prehistorica Editore e del suo editore e traduttore Gianmaria Finardi, il libro esce arricchito di nuovi giorni e in esclusiva assoluta internazionale.

Se siete stanchi della realtà anche sapendo che è così noiosa e imprescindibile, allora dovreste imbattervi in Éric Chevillard.

“Consiglio Sine die per combattere i mostri che vi hanno fatto compagnia in questi giorni nascondendosi negli angoli più reconditi dei vostri rifugi. Ora uscite e portate questo libro con voi alla luce della luna, o del sole, se preferite”. Batman.

Lawrence Ferlinghetti, “Little boy”: dal 24 settembre, anche in Italia il romanzo autobiografico del padre della Beat Generation.

Arriva anche in Italia, nella traduzione di Giada Diano e per i tipi di Clichy, il romanzo autobiografico di Lawrence Ferlinghetti. Pubblicato in USA per i 100 anni del padre della Beat Generation, dal 24 settembre Little boy sarà in tutte le librerie e, per chi si troverà a Perugia il 5 ottobre, sarà possibile anche vedere a UmbriaLibri il documentario Lawrence. A lifetime in poetry, che ripercorre in 55 minuti il tempo di Ferlinghetti, i suoi luoghi, il suo spirito. Sempre a Perugia sarà possibile anche incontrare la traduttrice e biografa di Ferlinghetti, Giada Diano, che presenterà proprio Little boy in anteprima nazionale.

[…E questo qui sotto è un Ferlinghetti quasi inedito, al bombardamento poetico di Genova, 2002 – Occhio, potreste avvistare anche uno Jodorowsky… (Grazie sempre ad Antonio Bertoli e a David Giannoni per tutte le loro Rivoluzioni a colpi di grazie)]. https://www.youtube.com/watch?v=NJKQssH129U

Il debutto di Prehistorica Editore al FestivaLetteratura di Mantova: Éric Chevillard presenta “Sul riccio” con Marcello Fois.

La copertina “squadernata” di Sul riccio di Éric Chevillard, il primo libro in uscita per i tipi di Prehistorica, che sarà presentato al FestivaLetteratura presso il Conservatorio di Mantova sabato 7 settembre alle 10.30. A dialogare con l’autore ci sarà Marcello Fois.

La storia (della casa editrice) inizia così: ci sono un uomo e una donna, giovani, in un borgo sulle rive del fiume Mincio. Lei si chiama Giulia, lui si chiama Gianmaria: Gianmaria Finardi è un traduttore, e tra gli altri ha conosciuto e tradotto uno degli scrittori più originali della letteratura francese contemporanea: Éric Chevillard, con all’attivo più di 20 romanzi tradotti in 9 lingue tra cui il cinese.

Gianmaria traduce per lui in italiano Sul soffitto e Palafox, entrambi usciti per Del Vecchio Editore. Poi, decide che è il momento di fare il grande passo, e la casa editrice la fonda lui: è Prehistorica Editore, e lui la presenta così:

“Come crediamo si evinca dal logo (un dinosauro che morde un libro), vuole essere una metafora paradossale del fare tabula rasa. Ma non si tratta, per nulla, di una pulsione nichilista. Il principio positivo e propositivo da cui muove l’intero progetto, e che accomuna la scelta di tutti i nostri titoli, è la ricerca di uno strumento letterario ante litteram, inedito e abrasivo, che sia in grado di fare presa sul reale, per ripensarlo. Siamo convinti che il mondo, quello che usiamo chiamare indebitamente “il nostro mondo”, altro non è che un costrutto culturale condiviso dalla maggioranza delle persone. Diffondere libri coraggiosi, critici, che mettano in crisi lo status quo (libri pericolosi, direbbe Cioran), questa è la missione di Prehistorica Editore. Anche così, in nome di una certa aggressività, si spiega il morso (o il sorriso ironico, dipende) del nostro dinosauro; questo stesso morso giustifica lo squarcio grafico che caratterizza tutte le nostre copertine. Una menzione particolare merita quella -h fossilizzata nel nome: è una vestigia della parola histoire, e testimonia della vocazione prevalentemente francofona della casa”.

Giulia Mondini e Gianmaria Finardi, alias Prehistorica Editore, il fatidico giorno della consegna delle prime copie di Sul riccio. Correva la torrida estate 2019.

Gianmaria decide di tradurre così e anche di pubblicare Sul riccio, ed essendo lui mantovano e coltivando come tutti i mantovani un amore sacrosanto e illimitato per il FestivaLetteratura, scrive a Luca Nicolini, raccontandogli il suo progetto. E Luca Nicolini risponde che sì, Prehistorica dovrebbe proprio esserci nell’edizione 2019. Sono quelle storie che, in Chiara Fortebraccio almeno, consolidano una grande fiducia nell’amore per il proprio lavoro e per le proprie passioni, che per noi libromaniaci sono un tuttuno.

Ed eccoci dunque quasi a Mantova, sabato 7 settembre alle 10.30 nella bella cornice del conservatorio, a parlare con questo diafano e affascinante scrittore che, dopo una ventina di titoli tutti usciti per le raffinatissime Éditions de Minuit, decide di raccontare la fobia delle fobie di ogni autore: la sindrome del foglio bianco. E siccome lui è, appunto, poco ligio all’ovvio, decide che il demone di turno, la cartina tornasole di tutte le nevrosi dello scrittore contemporaneo è un riccio.

Éric Chevillard

Il mio riccio naïf e globuloso si stiracchia e si sfrega il muso tra le zampe. Forse però dovrei sacrificarlo come faceva Shakespeare per poter continuare, vale a dire per intraprendere infine Vacuum extractor, il libro per cui sono nato, a cui affiderò tutto quel che ho potuto imparare sul mio conto negli anni. […] Non ci sono più cose da dire sul riccio naïf e globuloso posato là sul mio tavolo che su di me? La sua vita di riccio naïf e globuloso sarebbe più piena della mia, più ricca di avvenimenti notevoli? (Da Sul riccio, di Éric Chevillard). 

Insomma, come direbbero i Monty Python… “Ed ora, Qualcosa di completamente diverso”.

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